10 months later…
Che poi……io a New York manco ci volevo andare!
Nell’ordine era l’ultimo tra i miei Postidavedereprimadimorire. E’ stata Nancy ad insistere perché partissi - e quando Nancy insiste vuol dire che Nancy insiste.
Era una fottutissima mattina di maggio, di quelle mattine in cui ti importa solo che arrivino l’una per pranzare e le otto per cenare. Quella fottuta mattina, davanti a un caffè americano un po’ troppo italiano, feci tutto quello che dovevo fare: un’iscrizione a un corso di fotografia, e un biglietto aereo con data 18 luglio per New York, guarda caso proprio dove si trovava il corso…impeccabile organizzazione!
Ho salutato Milano nel momento in cui Milano aveva deciso di negarmi il saluto. Mi ero licenziata dal lavoro senza peraltro essere mai stata assunta… Facevo la photoeditor, uno di quei mestieri milanesi in cui non si capisce di cosa ti occupi, ma che tutti a Mantova invidiavano: potevo pronunciarlo in inglese e lavoravo per una nota rivista di moda. Forse si aspettavano che mi elargissero quotidianamente dei capi firmati all’uscita della mensa, mentre mia madre poteva mostrare orgogliosa alle amiche il mio nome piazzato sul colophon, tra una sorsata di tè e un’altra. La realtà, come spesso capita in Italia, non corrisponde ai sogni né alle credenze popolari. Precarietà, basso stipendio, nessun futuro.
Ho passato un lungo periodo a chiedermi chi fosse Daria Galli. La scusa del corso, come già dice il termine stesso, era una scusa, così come quella di imparare la lingua o di riuscire ad andare a un ristorante da sola senza vergognarmi. Sì, voglio e volevo diventare una bravissima fotografa, forse la più brava (le mie ambizioni superano da sempre i miei talenti, come diceva un noto spacciatore in un noto film) forse non lo diventerò, ma non era quella la vera spinta.
Partivo per partire, perché quando senti che è ora di cambiare aria non ci sono altri motivi se non questo.
Non so ancora chi sono, forse meno di prima: se questo era lo scopo è stato a dir poco fallimentare. Ma ora credo che lo scopo del viaggio fosse che era il Mio viaggio, e che proprio per questo mi avrebbe cambiato comunque la vita.
Speravo che New York mi permettesse di tornare alla “normalità” in modo nuovo e con occhi diversi. Ho capito allora che avevo uno strano concetto di vita normale, che la normalità è solo sentirsi bene con se stessi, e che due occhi nuovi pretendono una vita nuova, anche in tempo di crisi.
Facevo fatica a raccontare a casa quello che mi succedeva là giorno dopo giorno, se non le cose più banali e evidenti, ma mai i sentimenti più veri. Sarà stato che non riuscivo a descrivere l’incredibile energia che respiravo per strada, o anche quella strana sensazione che avevo sempre di ferirli se gli raccontavo la verità, e cioè che mi sentivo viva più che in trent’anni italiani di esistenza.
Mi sono legata al fatto di non avere vergogne, imbarazzi, freni o angosce. All’abitudine di poter dire e fare tutto quello che Daria Galli vuole dire o fare, senza farsi troppe domande sul Se Sia Giusto O Meno, e senza mai essere giudicata. Perché New York ti fa l’occhiolino, ti ignora, ti ammira, ti urla, ti scuote, ti ama o ti fa sentire solo, ma non ti giudica, mai.
Mi sono innamorata delle mie passeggiate da sola, con la musica nelle orecchie e con mille pensieri in testa. Delle mille foto fatte per strada alla gente più assurda. E soprattutto dei momenti magici passati con alcune persone magiche, che mi hanno fatta sentire a casa e che non mi dimenticheranno mai. Che mi hanno cambiata…e io adoro cambiare.
Tra un hot dog, un lobster roll, un milkshake e un iced coffee, avevo anche il tempo di pensare molto e intensamente, e non nego che molte volte mi veniva una grandissima nostalgia di casa e di tutto ciò che mi mancava di Mantova e Milano.
L’America, o meglio, New York (che proprio America non è) è un posto meraviglioso ma anche un po’ matto. Qui la gente o ti ama o ti spara, mangi il miglior cibo del mondo o il più malsano, tutti raccolgono la merda del proprio cane ma poi allevano scarafaggi in casa… Qui non puoi mettere un cavalletto su un prato per non rovinarlo, ma puoi girare armato. Mi piaceva molto questa sua doppia faccia, anche se a volte mi ha fatto incazzare e rimanere delusa.
Mi pento spesso di essere tornata così presto, solo per uno stupido visto che non ho avuto il coraggio di prolungare. Chissà poi perché…
Spero di avere un’altra occasione con Lei, come si chiede di solito alle ex fidanzate…vorrei tornare da te, non so quando…presto, mi dico. Vorrei tornare da te a vivere senza dover capire chi essere, ma godendomi al meglio quella che già sarò. E so che ti piacerà.